Il Senato ha approvato il decreto ‘Terremoto’

Nel primo pomeriggio di oggi, 23 novembre 2016, l’aula del Senato ha dato il via libera al decreto legge Terremoto. I sì sono stati 194 un solo no, e 37 gli astenuti. In dichiarazione di voto hanno dichiarato il voto di astensione Lega, Conservatori-Riformisti e Forza Italia.

L’assemblea ha approvato tutti gli emendamenti presentati dalla commissione Bilancio, ad eccezione di quello sulla certificazione di agibilità, che è stato trasformato in un ordine del giorno. Il provvedimento passa all’esame della Camera.

In un clima di unità nazionale, seppur con qualche distinguo formale, l’aula ha espresso soddisfazione per l’approvazione del decreto legge per gli interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016. La celerità di una risposta istituzionale, infatti, appare indispensabile perché si possa iniziare subito la ricostruzione, anche psicologica ed emotiva, delle comunità e dei territori colpiti dal sisma.

Il provvedimento contiene una serie di misure che garantiranno rapidità e trasparenza nell’operazione di ricostruzione che, in particolare, deve tener conto dell’urgenza di riattivare le attività economico-produttive, soprattutto delle piccole e medie imprese, realtà che sono espressioni del Made in Italy, eccellenza dell’economia italiana, che non devono subire alcuna battuta d’arresto produttiva.

L’esenzione da tasse e bollette, l’estensione dei benefici fiscali anche ai lavoratori dipendenti che ne faranno richiesta, la ricostruzione prevista anche per le seconde case, il potenziamento del personale tecnico e amministrativo da parte dei Comuni, i fondi per il settore zootecnico, il ripristino e la messa in sicurezza urgente delle infrastrutture viarie sono tra le misure che garantiranno un ritorno alla normalità alle zone colpite dal sisma.

Per quanto riguarda l’individuazione del cosiddetto “cratere”, dagli iniziali 62 Comuni si aggiungono, con il secondo decreto, altri 69 Comuni per un totale di 131. Sul punto il Governo ha sottolineato che le dimensioni del cratere non sono “inamovibili”, attraverso il ruolo dei vicecommissari alla ricostruzione, cioè dei presidenti delle Regioni